Prodotti

Piccoli frutti

Mirtillo

Mirtillo, frutto di bosco tra i più golosi e salutari, nel mondo scientifico
è noto con il nome di Vaccinium Myrtillus. I mirtilli sono piantine
robuste del sottobosco, alte al massimo 20 cm.
Il loro ecosistema è la montagna.

Ribes

I ribes sono arbusti del sottobosco. E’ un piccolo grappolino che può
avere sfumature gialle o
rosse, sapore dolce, colori intensi.

Lillo-il-Mirtillo
Lampone

Oliva

Oliva da mensa di Castel Madama

Per l’oliva da mensa esistono due stadi diversi di maturazione: olive verdi e olive nere. Per le prime il periodo ottimale di raccolta coincide con il cambiamento di colore dell’epidermide della drupa da verde intenso a giallo paglierino. La polpa diventa più tenera ed il contenuto di zuccheri è sufficiente per alimentare il processo di addolcimento per la fermentazione. La raccolta dei frutti deve avvenire rigorosamente a mano, per brucatura, onde evitare di alterare le caratteristiche delle drupe con lesioni e ammaccature.
Per le olive nere da tavola, l’epoca di raccolta è quella che coincide con la maturazione completa del frutto (colorazione del mesocarpo rosso vinoso/nero). Anche per questo caso la raccolta deve avvenire per brucatura.  Le principali fasi della trasformazione sono: essiccamento con aria calda, deamarizzazione con soda o in salamoia.

Oliva di Gaeta

L’Oliva di Gaeta DOP si riferisce alle olive nere da mensa, frutto della varietà d’olivo Itrana, detta anche Gaetana.

Da numerose tracce presenti in vari documenti storici risalenti al Ducato di Gaeta, sul commercio di olive (nere) da tavola, si evince che il territorio amministrato da tale Ducato fu la culla di origine dell’omonima oliva.  Da allora la denominazione Oliva di Gaeta è utilizzata da commercianti e produttori per indicare l’oliva itrana nera da tavola ottenuta secondo un particolare sistema di trasformazione locale.

Presenta una forma leggermente affusolata e un colore che varia da rosa intenso a violaceo. La polpa deve presentare il distacco dal nocciolo netto e completo, consistenza morbida, sapore tipico, lievemente amaro, acetico e/o lattico.

Olive

Peperone di Pontecorvo DOP

Le origini storiche del Peperone di Pontecorvo risalgono al 1830, quando il principato di Pontecorvo ricadeva nel dominio della Santa Sede: se ne ritrova traccia in un opuscolo in cui si riporta tra le colture orticole, la produzione di Peperone di Pontecorvo. Il Peperone di Pontecorvo è prodotto in provincia di Frosinone, nel comune di Pontecorvo e in parte dei comuni di Esperia, S. Giorgio a Liri, Pignataro Interamna, Villa S. Lucia, Piedimonte S. Germano, Aquino, Castrocielo, Roccasecca e San Giovanni Incarico. Di colore rosso acceso, di forma allungata “a cornetto”, ha un sapore dolce e una cuticola molto sottile. Le caratteristiche che lo rendono unico sono l’elevata sapidità e la sua migliore digeribilità associata ad una buccia sottile. Tagliato a listelli è ottimo per arricchire fresche insalate, è inoltre prelibato se consumato crudo o conservato sott’olio.

Peperone

Lenticchia di Ventotene

Le prime coltivazioni di lenticchie sull’Isola di Ventotene risalgano all’inizio del 1800, ma c’è chi sostiene che tale coltivazione fosse già praticata ai tempi della colonizzazione dell’isola da parte dei Romani.

La lenticchia di Ventotene presenta piccole dimensioni (da 1 a 2,5 mm) e colore marrone chiaro con leggere venature rosate. La semina avviene nel mese dal mese di dicembre fino a febbraio secondo la tipologia dei terreni: prima i terreni sabbiosi, poi quelli argillosi. La raccolta avviene nel mese di giugno alle prime luci dell’alba. I baccelli si lasciano essiccare per qualche giorno su grandi telai rettangolari per poi procedere con la spulatura con l’ausilio di un “vivillo”.

Le lenticchie si prestano a diverse preparazioni, oltre alla classica zuppa di lenticchie alla ventotenese, nell’isola pontina si suole abbinarle al pesce e a molluschi come cozze, moscardini e polpetti, preparando zuppe, vellutate e crostini pieni di sapori e aromi incredibili. Quel che si consiglia in ogni caso è di non tenerle a bagno prima di cuocerle per non perdere molte delle qualità nutritive del legume.

Lenticchia

Patata di Leonessa

Venne importata dagli spagnoli intorno al 1570 e si presume che a Leonessa la coltivazione sia iniziata dopo il 1930 dato che, prima di quella data, la varietà maggiormente diffusa era la ‘Tonda di Berlino’.

Seminata a maggio, raccolta a settembre/ottobre, questo tipico prodotto della provincia di Rieti ha un sapore spiccato, riconoscibile, e ha delle qualità che la rendono un ingrediente versatile e con molti utilizzi in cucina. Essendo povera di acqua, tiene benissimo la cottura, rendendosi quindi adatta all’impasto degli gnocchi.

Le varietà maggiormente coltivate e più rappresentative del prodotto leonessano sono tre: Marfona, con buccia bianca e pasta gialla, Agria, anch’essa a buccia bianca e pasta gialla, e Désirée, a buccia rossa e pasta gialla.

Patata

Ortica

L’ortica comune (Urtica dioica L., 1753) è una pianta erbacea perenne dioica, nativa dell’Europa, dell’Asia e del Nord Africa. È la più conosciuta e diffusa specie del genere Urtica. Possiede peli che, quando si rompono, rilasciano un fluido che causa bruciore e prurito.
La pianta è nota per le sue proprietà medicinali, per la preparazione di pietanze e, nel passato, per il suo esteso uso nel campo tessile.
L’ortica ha una lunga storia nel campo tessile per la produzione di fibre, utilizzate per vestiti, carta, teli, sacchi e cordami. Usi medicinali dell’ortica sono riportati da Teofrasto, Plinio il Vecchio, Ippocrate e numerosi antichi greci: i soldati romani, ad esempio, la utilizzavano per trattare la stanchezza muscolare e i reumatismi.
Le applicazioni sfruttano le proprietà stimolanti e irritanti dei peli, e includono il trattamento di anemie, reumatismi, artriti, eczemi, asma, infezioni della pelle, dolori intestinali, oppure sono tradizionalmente impiegate come shampoo per la calvizie, o contro le emorroidi e la gotta. Studi moderni provano l’efficacia dell’uso medicinale di U. dioica e U. urens contro artriti, reumatismi, riniti allergiche, infezioni del tratto urinario, problemi cardiovascolari e per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna.
Le ortiche sono usate in cucina dai tempi dei Greci e dei Romani in tutta Europa, e costituiscono ancor oggi un alimento diffuso nelle aree rurali I germogli e le foglie ancora tenere si raccolgono in primavera, prima della fioritura. La cottura distrugge i peli urticanti. L’ortica contiene una quantità significante di minerali, come calcio, ferro e potassio, vitamine (vitamina A, vitamina C), proteine e amminoacidi, che ne fanno un alimento ad alto valore nutritivo. Le foglie e i germogli si usano nei risotti, nelle tagliatelle verdi, nei tortelli (nella sfoglia e/o nel ripieno), nei minestroni, nelle zuppe, nelle frittate, nelle torte salate e nelle frittelle.

Ortica

Mozzarella di bufala campana DOP

Le origini della mozzarella sono legate all’introduzione dei bufali in Italia. Secondo alcuni, furono i re Normanni che intorno all’anno Mille li diffusero in Italia Meridionale dalla Sicilia, dove erano stati introdotti dagli Arabi. Altri, invece, sostengono l’origine autoctona del bufalo, provata dal ritrovamento di reperti fossili nella campagna romana e da recenti studi attestanti la diversità filogenetica tra il bufalo italiano e quello indiano.

Di forma tondeggiante, di colore bianco porcellanato, ha una pelle sottilissima e superficie liscia. La pasta ha una struttura a foglie sottili, leggermente elastica nelle prime 8-10 ore dalla produzione che tende poi a divenire più fondente. Il sapore è caratteristico e delicato.

La zona di produzione nel Lazio comprende i comuni di: Anzio(RM); Monterotondo(RM); Nettuno (RM); Pomezia (RM); Roma(RM); Ardea(RM); Aprilia(LT); Cisterna di Latina (LT); Fondi(LT); Latina(LT); Lenola(LT); Maenza(LT); Minturno(LT); Monte San Biagio(LT); Pontinia(LT); Priverno (LT); Prossedi(LT); Roccagorga (LT); Roccasecca dei Volsci (LT); Sabaudia(LT); San Felice Circeo(LT); Sermoneta(LT); Sonnino(LT); Terracina(LT); Alatri(FR); Amaseno(FR); Castrocielo(FR); Castro dei Volsci(FR); Ceccano(FR); Ceprano(FR); Ferentino(FR); Frosinone(FR); Giuliano di Roma(FR); Morolo(FR); Pofi(FR); Roccasecca(FR); Villa Santo Stefano(FR).

Ciocy

Carciofo di Sezze e Romanesco IGP

Il carciofo è un ingrediente fondamentale della dieta mediterranea. Si coltiva sin dal tempo degli Etruschi e l’Italia detiene il primato mondiale nella produzione di questo ortaggio (pari a circa il 30%).

E’ una pianta erbacea bienne probabilmente derivata dalla selezione orticola del cardo selvatico.

Il carciofo vuole un clima temperato e non umido, terreno profondo e ricco di sostanza organica. La riproduzione si fa per semi o, preferibilmente per polloni.

Cuore, gambo e foglie sono commestibili, anche se quelle esterne vanno selezionate per eliminare le più dure e amare.

Carciofi

Arancio biondo di Fondi

L’arancio di Fondi è un cultivar oggi sottostimato nelle sue potenzialità organolettiche e nutrizionali, da secoli presenti nei giardini monastici sparsi in tutto il Lazio, utilizzati per uso farmaceutico e per la preparazione di dolci tipici. Varietà locale, presente esclusivamente nell’area pontina.

L’Arancio, di forma sferoidale, caratterizzato da buccia sottile, presenta una polpa succosa e dolcissima, di colore giallo-arancio, ricca di semi grossi e di forma allungata. La pianta è coltivata in appezzamenti di terreno con sesti d’impianto irregolari e caratterizzati da una elevata densità che va da 550 a 700 piante per ettaro; la forma di allevamento è a vaso; la potatura viene eseguita in aprile-maggio anche in fase di fioritura. La concimazione predominante è quella con concimi chimici ternari e organici con l’apporto di microelementi interrati nel periodo primaverile, prima della fioritura, in dosi minime. La raccolta, a seconda della località di coltivazione, inizia da fine febbraio, nel comune di Fondi e si protrae fino alla fine di luglio-agosto.

Arancio

Fragola favetta di Terracina

La Fragola Favetta di Terracina è facilmente riconoscibile: la sua forma tondeggiante-circolare e a cuore la distingue infatti da tutte le altre. La Favetta appartiene alle fragole unifere, un gruppo di fragole che fiorisce una sola volta nel corso dell’anno e garantisce un unico raccolto: tra metà marzo e metà giugno. 

Il profumo è intenso e il colore è rosso brillante. Inoltre, il terreno pontino, un tempo paludoso, e le condizioni climatiche del territorio garantiscono a questo frutto un gusto decisamente unico: molto più dolce rispetto alle altre tipologie di fragole.

La Favette, inoltre, è ricca di Vitamina C, oltre che di calcio, ferro e magnesio.

Fragola